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Liberation Day Tariffs: Trump sfida i partner globali

Liberation Day Tariffs: Trump sfida i partner globali
Photo by Michael Vadon – Openverse
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La Casa Bianca valuta dazi progressivi in base al surplus commerciale. Le aziende USA temono ripercussioni sui prezzi al consumo.

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Oggi, mercoledì 2 aprile, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lancerà una nuova cruciale iniziativa commerciale, i cosiddetti “Liberation Day” tariffs, destinati a trasformare il panorama economico. Questa mossa potrebbe rappresentare un’opportunità dorata per l’America o, al contrario, portare a un drastico crollo dell’economia globale. Nonostante l’imminenza dell’annuncio, i dettagli del piano di Trump rimangono avvolti nel mistero. Karoline Leavitt, portavoce del presidente, ha dichiarato: “La spogliazione dell’America sarà finita. Le nuove tariffe entreranno in vigore immediatamente.” L’annuncio ufficiale è previsto per le 16 ora locale negli Stati Uniti, corrispondenti alle 22 in Italia.

Una possibile tassa del 20% sulle importazioni?

Un’ipotesi in discussione è l’introduzione di una tassa uniforme del 20% su tutte le importazioni negli Stati Uniti. Sebbene questa misura sia considerata radicale, il suo impatto potrebbe essere devastante. Un’alternativa potrebbe prevedere dazi variabili in base ai Paesi d’origine, o addirittura tariffe progressive applicate a gruppi di Stati secondo il loro surplus commerciale. Non è un segreto che le importazioni americane ammontino a ben 3,3 trilioni di dollari, una cifra che supera il pil annuale della Francia. Intanto, alcuni Paesi cercano disperatamente di ottenere esenzioni, mentre gli analisti di Goldman Sachs avvertono dei rischi associati a questa nuova ondata di tariffe. Secondo loro, l’impatto potrebbe essere analogo all’aumento delle imposte sui consumi e sul potere d’acquisto.

Un approfondimento sul cosiddetto “Liberation Day”

I dettagli dei nuovi dazi del “Liberation Day” di Trump sono accuratamente custoditi e sotto esame fino alla cerimonia ufficiale presso il Rose Garden della Casa Bianca. In particolare, una tariffa separata del 25% sulle importazioni automobilistiche entrerà in vigore a partire dal 3 aprile. Un ex funzionario di Trump ha riferito a Reuters che le tariffe potrebbero essere estese a una quindicina o più paesi. Scott Bessent, Segretario del Tesoro, ha spiegato alla Camera dei rappresentanti che queste tariffe reciproche rappresentano una sorta di “tetto” massimo imposto dagli Stati Uniti, con possibilità di riduzione se i paesi stranieri si adeguano alle richieste statunitensi.

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Photo by geralt – Pixabay

Le possibili ritorsioni ed implicazioni globali

Paesi come l’Unione Europea, il Canada e il Messico hanno giurato di rispondere con dazi di ritorsione, mentre altri tentano la via del negoziato con Washington. Il primo ministro canadese Mark Carney e la presidente messicana Claudia Sheinbaum si sono dichiarati pronti a combattere le misure considerate ingiuste dagli Stati Uniti. Le aziende statunitensi lamentano già la difficoltà nel mantenere i loro prodotti sugli scaffali canadesi, alimentata dal crescente movimento “Buy Canadian”.

Infine, è emerso come Trump ritenga che i lavoratori americani abbiano sofferto a causa degli accordi di libero scambio. Questo sbilancio commerciale, secondo il presidente, ha portato a deficit considerevoli. Tuttavia, gli economisti temono che un dazio del 20% ulteriore possa incrementare i prezzi sia a livello nazionale che estero, danneggiando l’economia globale. Secondo il Budget Lab dell’Università di Yale, una famiglia americana potrebbe ritrovarsi a sborsare almeno 3.400 dollari in più ogni anno a causa di queste nuove tariffe.