Il governo introduce nuove regole: le aziende dovranno segnalare le assenze all’Ispettorato, evitando dimissioni mascherate.

Nell’ottica di contrastare gli abusi relativi all’indennità di disoccupazione, il governo ha introdotto una misura fondamentale. I lavoratori che si assenteranno ingiustificatamente dal lavoro per oltre 15 giorni, arrivando così al licenziamento, non potranno più accedere alla Naspi. Il cambio normativo, già incluso nel decreto Collegato lavoro della legge di Bilancio, è ora attivo grazie a una circolare dell’Inps.
Fenomeno in crescita: gli abusi della Naspi
Negli ultimi anni, si è diffuso un comportamento fraudolento tra alcuni lavoratori, spesso giovani e impiegati in lavori poco qualificati. Questi si assentavano deliberatamente fino a farsi licenziare, per usufruire dell’indennità di disoccupazione. La strategia prevedeva spesso il cumulare il sussidio con lavori in nero, magari stagionali o all’estero, incrementando così i propri guadagni. Il sistema permetteva che il licenziamento per assenza ingiustificata desse accesso alla Naspi, in contrasto con le dimissioni volontarie. Alcune aziende potevano persino agevolare questo comportamento, per evitare richieste di miglioramento contrattuale. Con le nuove regole, però, il governo intende frenare questo fenomeno.
Le nuove procedure per i datori di lavoro
In base alla normativa aggiornata, i datori di lavoro sono ora obbligati a notificare l’assenza ingiustificata tramite PEC all’Ispettorato territoriale del lavoro, che procederà con le opportune verifiche. Il contratto potrà essere risolto automaticamente, senza la necessità della procedura telematica delle dimissioni. Tuttavia, è possibile per il lavoratore contestare la decisione, dimostrando che l’assenza sia dovuta a cause di forza maggiore, come problemi di salute gravi o calamità naturali. Anche condizioni di mobbing o mancati pagamenti potrebbero costituire giusta causa.

Reazioni e preoccupazioni: la voce dei sindacati
Le reazioni a questa nuova norma non si sono fatte attendere, con sindacati e opposizioni politiche che esprimono preoccupazione. Il timore principale è che le nuove regole possano essere utilizzate dalle aziende come un mezzo per forzare le dimissioni dei lavoratori, senza avviare un contenzioso. Inoltre, la difficoltà per i lavoratori di dimostrare pressioni o abusi subiti potrebbe aggravare la situazione. Un altro aspetto problematico è l’aggiornamento delle condizioni necessarie per ottenere la Naspi. Sarà ora richiesta una contribuzione in almeno 13 settimane nell’ultimo anno, rispetto alle precedenti 13 settimane negli ultimi quattro anni. Questa modifica rischia di penalizzare chi cambia lavoro per sfuggire a condizioni inaccettabili, rimanendo privo di tutele in caso di successivo licenziamento.