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Riforma pensioni: dal 2027 servono più anni di contributi

Riforma pensioni: dal 2027 servono più anni di contributi
Photo by sabinevanerp – Pixabay
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Durigon garantisce che l’età non aumenterà, ma le nuove soglie mettono pressione a chi mira alla pensione anticipata.

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L’introduzione di nuove regole per il pensionamento sta generando molta discussione. Ma qual è la vera portata di questi cambiamenti e come si stanno adattando le istituzioni e i cittadini? Di seguito, analizziamo le ultime novità e le dichiarazioni dei principali attori coinvolti in questa evoluzione.

Evoluzione dei requisiti per la pensione

Dal 2027, i lavoratori italiani dovranno soddisfare criteri più severi per poter andare in pensione. L’Istat ha divulgato che verrà richiesto di raggiungere almeno i 67 anni e 3 mesi per usufruire della pensione di vecchiaia. Per coloro che puntano a un ritiro anticipato, i contributi necessari saranno di 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. Questa modifica riflette l’adeguamento a una maggiore aspettativa di vita, un aspetto inevitabile nel garantire la sostenibilità del sistema pensionistico nazionale.

Reazioni dal governo

Nonostante queste nuove direttive, la risposta del governo, guidato da Meloni, è stata di calma e rassicurazione. Sebbene il decreto che ufficializzerà questi cambiamenti non sia ancora stato emesso, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha ribadito l’intenzione di bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile. Ha assicurato che l’incremento di tre mesi nel 2027 sarà neutralizzato, come precedentemente detto anche dal ministro Giorgetti.

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Polemiche e problemi di implementazione

Tra i primi a sollevare preoccupazioni su queste dinamiche troviamo la Cgil, che aveva già notato discrepanze nei sistemi dell’Inps. Quest’ultima aveva iniziato ad aggiornare le sue procedure in relazione a un aumento della speranza di vita prima che qualsiasi decreto ufficiale fosse stato promulgato. Questa mossa ha sollevato polemiche, poiché tali cambiamenti non erano stati ancora approvati dalla Ragioneria Generale dello Stato, sollevando dubbi sui processi burocratici coinvolti.