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Riscatto contributi per lavoro nero: la nuova legge 2025

Riscatto contributi per lavoro nero: la nuova legge 2025
Photo by stevepb – Pixabay
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I lavoratori possono recuperare contributi omessi senza limiti di tempo, ma il costo è interamente a loro carico. Scopri le modalità INPS.

Riscatto contributi per lavoro nero: la nuova legge 2025
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La recente legge n. 203 del 13 dicembre 2024, in vigore dal 12 gennaio 2025, introduce un’importante riforma per i lavoratori, permettendo loro di riscattare periodi contributivi non versati in caso di lavoro nero. Questa svolta normativa apre nuovi scenari per il recupero dei contributi omessi, interamente a carico del lavoratore.

Una novità per i lavoratori sottopagati: riscatto e rendita

Dal 12 gennaio 2025, i lavoratori che hanno subito periodi di contribuzione tralasciati dai datori di lavoro possono finalmente rivalersi, grazie al nuovo comma settimo inserito nella legge del 1962. Questo permette di chiedere la rendita vitalizia esclusivamente a carico del lavoratore, una novità che sanziona ulteriormente la mancanza di contribuzione in nero.

I dettagli operativi: cosa dice la circolare INPS

La circolare INPS n. 48/2025 chiarisce le modalità operative per presentare domanda di riscatto. Viene specificato che un lavoratore può prendere l’iniziativa in assenza dell’azione del datore di lavoro, purché il termine per la prescrizione standard di dieci anni sia trascorso. Tuttavia, presentando la richiesta mediante il comma settimo, non si applicano limiti temporali, rendendo più semplice l’accesso al riscatto.

Differenze tra prescrizione e imprescrittibilità delle richieste

Il diritto del lavoratore a sostituirsi al datore di lavoro è regolato da una prescrizione decennale, calcolata dal momento in cui i contributi dovevano essere originariamente versati. Se questa richiesta non avviene entro i suddetti dieci anni, può comunque essere esercitata senza prescrizione, pur gravando interamente sul lavoratore.

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Capire l’onere economico del riscatto

Una delle principali considerazioni per i dipendenti riguarda il costo del riscatto. Attualmente, il contributo a carico del lavoratore è calcolato come il 33% della retribuzione annua lorda. Ad esempio, per un salario di 30.000 euro, il riscatto potrebbe comportare un esborso di 9.900 euro. Tuttavia, la deduzione fiscale dell’IRPEF potrebbe ridurre il costo reale a circa 7.400 euro.

Per chi lavora nel pubblico, la prescrizione decennale resta applicabile, mentre per richieste legate al comma settimo, l’INPS non richiede la dimostrazione dell’incapacità di ottenere la rendita dal datore.

Conclusioni: una nuova era di tutela per i lavoratori?

L’introduzione dell’articolo 30 nella legge del 2024 segna un passo avanti nella protezione dei lavoratori dai danni del lavoro in nero. Anche se il riscatto resta oneroso, la possibilità di recuperare questi contributi offre un margine in più per una futura pensione migliore. È un campo che richiede attenzione e consapevolezza, soprattutto per quanti lavorano o hanno lavorato in condizioni irregolari.